Ogni volta che suo fratello Alan tornava da un viaggio, la prima cosa che faceva era andare a trovare la sua bella.
Lady Charlotte Mayfair era l'esatta raffigurazione dell'aggraziata femminilità ed era, di conseguenza, la figlia che Lady Emily non aveva avuto. Aria lo sapeva bene visto che non faceva che paragonarla a lei e a sua sorella Isabella. Quest'ultima era una sua cara amica quindi, quando suo fratello le aveva chiesto di accompagnarlo a casa Mayfair, non aveva esitato un istante a dirgli sì.
In quel momento, però, se ne pentiva, nel vedere i due piccioncini scambiarsi effusioni. Non che non sapesse cosa accadeva tra un uomo e una donna ma quei baci e quelle carezze avevano il potere di imbarazzarla. Le ricordavano dei suoi genitori che, a distanza di vari anni, si amavano ancora come il primo giorno. Alan era il maggiore dei miei fratelli e il più serio e coscienzioso. Era la copia di nostra madre, coi capelli biondi e gli occhi blu, e la Società lo chiamava il Principe dei Mari per tale aspetto.
Mentre il secondo, Adrian, era più vivace e scapestrato. Preferiva l'avventura e le passeggiate a cavallo piuttosto che trastullarsi con le donne come la maggior parte dei suoi coetanei. Di aspetto era identico alla sorella e avevano in comune anche il temperamento.
«Che dici? Pensi che abbia messo troppo rosso nel mio dipinto?» disse Isabella, facendo tornare Aria da i suoi pensieri. Trovava noiosa la pittura ma era sempre meglio che provare a suonare uno strumento o guardare i loro fratelli in atteggiamenti intimi.
«No, per niente. Sei talmente brava, Isabella, che nessun colore è mai troppo.»
«Se ci pensi, la vita stessa è come un dipinto. Sta a te decidere che colori metterci, un po' come le scelte che facciamo per diventare quello che vogliamo essere.»
«Non ti facevo così poetica.» disse Aria, nascondendo una risata.
«Scherzaci pure ma io già so cosa voglio fare tra pochi anni.»
«La moglie di un ricco Lord?»
«Voglio diventare suora, Aria. Prenderà i voti così da stare più vicino al nostro Signore.»
Aria si alzò di colpo dalla sedia.
«Cosa? Ma, Isabella... so che sei molto devota ma è davvero questo ciò che vuoi? Rinchiuderti in un convento?»
«Non sarà un sacrificio per me, mia cara amica. Ci conosciamo da quando eravamo bambine e sai che non sto mentendo. Abbiamo ormai sedici anni e dobbiamo far fronte a delle scelte per entrare nell'età adulta.»
Aria si guardò intorno. Casa Mayfair distava solo quindici minuti di cavallo dallo loro dimora sul mare e le loro famiglie erano amiche da quando i loro padri erano adolescenti. Il profumo del tè alle cinque del pomeriggio, la sala dei passatempi, la stanza di Isabella... conosceva quella casa come fosse la sua. Quante volte, tutti loro si erano messi a giocare a nascondino in quelle stanze.
In quel momento, annusò l'aria. Il profumo dei fiori di campo appena colti che stavano nel vaso vicino alla finestra. Gli arazzi che abbellivano i muri e che rappresentavano la vita di tutti i giorni. Il camino acceso che le teneva compagnia con il suo screpitio. Isabella aveva davvero intenzione di rinunciare a tutto questo per un freddo convento? La giovane Drake conosceva la risposta e sospirò sconfitta. Non poteva certo farle cambiare idea, piuttosto doveva essere contenta per lei. Almeno Isabella sapeva cosa voleva diventare. Quel pensiero le provocò una smorfia.
Anche lei desiderava essere un pirata ma le era impossibile per il suo sesso. Era una donna, solo questo era sufficiente a dare un doloroso limite ai suoi sogni. Quante volte aveva visto i suoi fratelli litigare per poter anche solo portarla con sé in un loro viaggio.
«Che problema c'è, Alan? È nostra sorella, solo una volta non le farà male.»
«Piantala! Ne abbiamo già discusso, è troppo pericoloso per lei venire con noi.»
«Non dire stupidaggini! Si tratta solo di un viaggio di affari. Stavolta non dovremmo neanche entrare nella zona rossa.»
«Ho già detto no, Adrian! Abbi almeno una volta un po' di sale in zucca.»
Poi non ebbe più il coraggio di sentire e arrivata a un certo punto aveva smesso di chiedere.
«So anche che pensi che il tuo sogno sia irrealizzabile, Aria, ma io penso che nella vita mai dire mai. Non ti nascondo che sono preoccupata per te e la difficile richiesta che hai per il Destino ma chissà. Oppure potresti cambiare idea e sposarti con un brav'uomo. Guarda tuo fratello con mia sorella. Non facevano che litigare da bambini e ora eccoli lì a scambiarsi tenerezze.»
Come darle torto? Charlotte aveva da sempre sognato il principe azzurro quindi non l'aveva sorpresa il fatto che si fosse invaghita di suo fratello ma da parte di quest'ultimo Aria ancora stentava a credere che fosse lui. Non che avesse mai disdegnato la compagnia femminile ma non lo credeva possibile avere attenzioni solo per una donna. Ma era sicura che non fosse neanche un tipo infedele quindi era contenta che avesse scelto una ragazza gentile come Charlotte.
«Hai ragione, Isabella. Non si sa mai cosa ci riserba il futuro.»
«Già. Ma non pensiamo più a questo e parlami un po' del tuo nuovo amico.»
Eh già, Aria si era confidata con lei riguardo a James. Riponeva la massima fiducia in Isabella e sapeva che con lei poteva parlare di tutto. Sapevano mantenere i loro segreti e questo le aveva salvate da varie rimproveri e punizioni.
La giovane Drake sospirò. «Cosa vuoi sapere in particolare?»
«È bello?»
Aria ci pensò su. Che bello era bello ma era ancora un ragazzino, non poteva competere con la bellezza virile dei suoi fratelli.
«Direi di sì.»
«E...» la esortò la sua amica.
«E mi piace conversare con lui. È intelligente e abbiamo anche le stesse preferenze di lettura.»
«Aria Drake che ammette di essere a suo agio e di non annoiarsi con una persona dell'altro sesso che non siano della famiglia. Incredibile!»
Le fece una linguaccia. «Prendimi pure in giro ma almeno finalmente non mi crogiolo nella noia e nella tristezza quando gli uomini della mia casa vanno per mare.»
Isabella sorrise comprensiva.
«Quanto è ormai che sta nascosto in casa tua?»
«Saranno ormai cinque mesi. Il tempo vola, mi sembra ieri che ho trasgredito all'ordine di mio padre e l'ho trovato nell'ala sud.»
«È anche sorprendente che non ti abbiano ancora scoperta. Sai che cosa succederà se i tuoi vi beccano.» disse preoccupata Isabella.
«Non facciamo niente di disdicevole. È bello avere qualcuno che racconta del mondo fuori che non siano mio padre o i miei fratelli. James almeno non si sente in colpa nel non potermi portare con lui visto che è prigioniero quasi quanto me.»
«Oh Aria...»
«Ma sto bene, davvero.»
Le mani di Isabella andarono a stringere le sue in grembo e si scambiarono un sorriso malinconico.
«Sai, potrebbe non farti male avere un diario dove scrivi tutti i tuoi pensieri, anche quelli più profondi.»
«Oh Isabella, per quello ci stai tu che li ascolti da quando eravamo piccole. Non ho segreti per te.»
«Aria, io non ci sarò sempre e, fidati, ti servirà qualcosa che possa contenere tali confidenze. Quando diventerò una delle spose di Dio, non voglio che tu rimanga senza nessuno a cui dare fiducia. Se non a un altro essere umano, perché non a un amico fatto di carta. Un diario non può tradirti se non viene scoperto.»
Diceva bene, SE non veniva scoperto. Ma Aria era esperta nel nascondere le cose quindi poteva essere un'idea fattibile.
«Va bene, ci penserò.»
Quella stessa sera, Aria seguitò a fare come le aveva consigliato l'amica e prese carta e penna.
Forse era troppo banale iniziare con un “Caro diario”, forse era meglio dare un nome a questo amico di carta. Tipo... Francis! Come il suo antenato e di cui aveva letto le memorie in biblioteca. Si sentiva un po' ridicola ma almeno così le sembrava di confidarsi con qualcuno di vero invece che su un pezzo di carta. Un domani non avrebbe mai voluto che una persona che non fosse lei leggesse le sue parole.
Vediamo un po' da cosa posso cominciare.
Prese un bel respiro profondo e la prima punta di inchiostro toccò il foglio.
“Caro Francis...”